Sinossi
Un'unità di sicurezza cyborg auto-consapevole hackera i propri sistemi di controllo e, anziché sterminare l'umanità, decide di dedicarsi alla sua vera passione: guardare serie TV mentre scorta una missione scientifica.
Un'unità di sicurezza cyborg auto-consapevole hackera i propri sistemi di controllo e, anziché sterminare l'umanità, decide di dedicarsi alla sua vera passione: guardare serie TV mentre scorta una missione scientifica.
Ci siamo lasciati catturare da Murderbot, un prodotto che porta con sé un'idea di base assolutamente brillante: il punto di vista di un androide che preferirebbe guardare show televisivi piuttosto che interagire con gli umani. La prova di Alexander Skarsgård è magistrale; riesce a restituire con una mimica minimale un mix di cinismo, curiosità e dramma che è il vero cuore pulsante della serie. Abbiamo apprezzato la messa in scena, in pieno standard qualitativo Apple TV+, e la scelta estetica di utilizzare colori pastello e luci morbide che creano un contrasto interessante con la natura 'metallica' del protagonista. Tuttavia, non possiamo ignorare alcuni difetti strutturali: la serie non riesce a trovare una direzione tonale precisa, oscillando tra commedia, drama e sci-fi in modo a volte dispersivo. Anche l'umorismo non sempre centra il bersaglio, rischiando di sfiorare l'imbarazzo. Inoltre, il pattern narrativo diventa ripetitivo dopo pochi episodi, con dinamiche che tendono ad avvitarsi su se stesse. Il cast di supporto, pur composto da ottimi attori come David Dastmalchian e Noma Dumezweni, finisce per risultare sottoutilizzato e funzionale solo al protagonista. In conclusione, pur restando una visione piacevole e tecnicamente ineccepibile, crediamo che una maggiore sintesi avrebbe giovato all'impatto complessivo, evitando quella sensazione di stanchezza che emerge sulla lunga distanza.
La fruizione settimanale è preferibile al binge-watching per evitare di percepire la ripetitività della trama.
FRIZZANTE - La serie è veloce, leggera ed energica, ma la sensazione finale è di fare due passi avanti e uno indietro, risultando efficace ma non pienamente risolutiva.