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EDITORIALE ALTRO
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EDITORIALE ALTRO

Angolo Maledetto - I trailer

Il Contesto

Una riflessione critica su come la cultura dei trailer, spesso troppo rivelatori o manipolatori, finisca per rovinare l'esperienza di visione cinematografica e seriale.

L'Analisi

Nell'Angolo Maledetto di questa settimana abbiamo affrontato una piaga che affligge il nostro modo di approcciarci al cinema e alle serie TV: la tirannia dei trailer. Ci interroghiamo spesso su quanto sia diventata nociva questa pratica che ormai non si limita più a stuzzicare l'appetito, ma rischia di anticipare troppo, di costruire aspettative fuorvianti o addirittura di montare scene che nel prodotto finale non esistono o perdono di senso. È diventato un esercizio frustrante: guardiamo trailer dei trailer, teaser dei teaser, in una sovraesposizione che uccide la sorpresa. Noi crediamo che la narrazione debba mantenere un grado di mistero, e invece siamo costretti a navigare in un mare di spoiler confezionati ad arte per il marketing. Discutere di come questi strumenti abbiano finito per alterare la nostra fruizione è un atto di resistenza contro la banalizzazione del racconto. Spesso, guardando un trailer, abbiamo la sensazione di aver già visto il film, e questo non fa che svuotare di significato l'esperienza della visione completa. Siamo arrivati al punto di chiederci: non sarebbe meglio tornare a un approccio più pudico e rispettoso dell'opera, lasciando che sia la visione a parlarci, anziché un montaggio promozionale urlato che tradisce la natura del lavoro autoriale? Per noi, questa continua manipolazione è un segnale di una crisi profonda nel rapporto tra produzione e spettatore.