Il Contesto
Un'analisi critica sull'evoluzione dei trailer cinematografici contemporanei, trasformati da strumenti di curiosità in polizze assicurative che spoilerano l'intera trama per abbattere il rischio dell'incertezza nello spettatore moderno.
Un'analisi critica sull'evoluzione dei trailer cinematografici contemporanei, trasformati da strumenti di curiosità in polizze assicurative che spoilerano l'intera trama per abbattere il rischio dell'incertezza nello spettatore moderno.
In questo editoriale, abbiamo voluto riflettere su come sia cambiato il modo in cui il cinema ci presenta le proprie storie. Siamo passati dai trailer misteriosi e suggestivi degli anni '70, come quello di 'Alien', a veri e propri 'Bignami' audiovisivi che non si fidano più dell'intelligenza dello spettatore. La nostra analisi parte da un'esperienza frustrante vissuta al cinema con 'Capitan America: Brave New World', dove il trailer ha distrutto l'unico vero colpo di scena del film. Crediamo che questo fenomeno sia la risposta industriale a una società che ha smesso di tollerare il rischio e l'ignoto. Oggi, il trailer è diventato una sorta di catalogo Amazon: vogliamo vedere tutto, sapere tutto e rassicurarci prima di staccare il biglietto. Questa 'società palliativa', come direbbe Byung-Chul Han, ha trasformato l'incertezza in un dolore da eliminare a ogni costo. Ci siamo chiesti se questa continua richiesta di spoiler sia colpa nostra, dei nostri pollici che scrollano e della nostra necessità di conferme. In fondo, il mistero è diventato un lusso che l'industria non si concede più perché, paradossalmente, il pubblico premia (al botteghino) ciò che è rassicurante e prevedibile. Abbiamo nostalgia di quel cinema che sapeva aspettare, che giocava con il silenzio e che considerava lo spettatore come una persona capace di scoprire una storia, non solo come un consumatore da rassicurare con una scaletta tecnica.