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RECENSIONE SERIE TV
16x22 (Minimarket, Fallout Stagione 2 e poi tutti in difesa degli sceneggiatori – 16×22)
RECENSIONE SERIE TV

Minimarket

Sinossi

Manlio Viganò, commesso in un minimarket, sogna il successo televisivo guidato da una visione immaginaria di Kevin Spacey in una satira surreale e metanarrativa sul mondo dello spettacolo.

Riepilogo Recensione

È raro che ci troviamo davanti a un prodotto così privo di identità e di mordente. 'Minimarket' è un esperimento che fallisce su ogni fronte: la produzione appare povera, con una veste estetica che sembra quasi datata o generata da un'intelligenza artificiale poco ispirata. Abbiamo faticato a comprendere il target di riferimento: il linguaggio sembra tentare goffamente di strizzare l'occhio a un pubblico giovane, ma la struttura e l'approccio sembrano usciti da un varietà Rai degli anni '70. Filippo Laganà, protagonista e ideatore, appare costantemente al centro di un gioco di auto-esaltazione che appesantisce la narrazione, trasformando la serie in un veicolo per le proprie ambizioni piuttosto che in una storia corale. Anche la presenza di un attore del calibro di Kevin Spacey risulta sprecata e fuori contesto, imprigionata in gag imbarazzanti e siparietti musicali che definire mediocri è un complimento. La scrittura è banale e il pretesto del 'sogno' è un cliché abusato che non riesce a dare profondità al racconto. Insomma, ci siamo sentiti profondamente frustrati nel vedere risorse sprecate per un contenuto che non è né carne né pesce, un cortocircuito creativo che lascia solo un grande senso di tristezza per lo stato attuale di certe produzioni televisive.

Consigli per la fruizione

Fuggite sciocchi!

Densità Narrativa

FRIZZANTE - La serie ha una struttura da sit-com molto veloce, con personaggi stereotipati e un'ambientazione limitata che la rende estremamente lineare e priva di reale profondità narrativa.