Il Contesto
Un'analisi critica sull'evoluzione del modello di streaming di Netflix, dall'era del binge-watching alla frammentazione dei contenuti in 'volumi' per massimizzare gli abbonamenti.
Un'analisi critica sull'evoluzione del modello di streaming di Netflix, dall'era del binge-watching alla frammentazione dei contenuti in 'volumi' per massimizzare gli abbonamenti.
In questo editoriale, abbiamo analizzato come Stranger Things sia diventata la cartina di tornasole per comprendere il declino del modello streaming degli ultimi dieci anni. Se nel 2016 il binge-watching era una liberazione, oggi ci rendiamo conto che è diventato una trappola finanziaria. Netflix, affrontando la crisi degli abbonati e costi di produzione astronomici – con una quinta stagione dai costi per episodio paragonabili a veri e propri blockbuster – ha adottato la strategia dei 'volumi'. Frammentare le uscite non è una scelta creativa, ma ingegneria finanziaria: un 'Subscription Bridge' per costringere gli utenti a rinnovare l'abbonamento per più mesi consecutivi. Abbiamo riflettuto sul concetto di 'nostalgia protesica' introdotto da Grafton Tanner: la serie non attinge solo ai nostri ricordi, ma ne impianta di nuovi, costruendo un ecosistema emotivo che monetizza costantemente. È triste constatare come l'algoritmo 'NBot' abbia guidato la creazione stessa dello show, trasformando l'arte in un puro prodotto da catalogo. Il fatto stesso che i Duffer Brothers scappino verso altri lidi per fuggire dagli algoritmi è la conferma definitiva che il Sottosopra non esiste nel bosco di Hawkins, ma nelle clausole contrattuali di Netflix.