Sinossi
Uno studio legale tutto al femminile a Los Angeles, guidato dall'avvocata Allura Grant, si occupa di divorzi di alto profilo, tra ricchezze ostentate, manovre malavitose e drammi personali.
Uno studio legale tutto al femminile a Los Angeles, guidato dall'avvocata Allura Grant, si occupa di divorzi di alto profilo, tra ricchezze ostentate, manovre malavitose e drammi personali.
Guardare All's Fair è stato per noi come assistere a un incidente stradale al rallentatore: impossibile distogliere lo sguardo, nonostante la qualità sia discutibile. La serie si presenta come un contenitore di lusso, pieno di moda e inquadrature patinate, ma che al suo interno rivela un vuoto pneumatico. Kim Kardashian offre una performance statica che definiremmo monocorde, mentre attrici di spessore come Sarah Paulson e Glenn Close sembrano costrette in ruoli grotteschi che rasentano l'assurdo. La sceneggiatura è un disastro: il legal drama è inesistente e sostituito da ricatti, mentre il presunto 'empowerment femminile' si riduce a un'estetica superficiale di potere e ricchezza. Gli ambienti sembrano perennemente deserti, privi di vita reale. Tuttavia, la serie vince il premio per il 'brutto' più affascinante, raggiungendo vette di trash involontario — come la scena del cadavere o quella del sesso anale in tribunale — che la rendono una sorta di 'The Lady' con budget hollywoodiano. È un prodotto che ci rivela molto sull'arroganza dell'élite produttiva, diventando una droga per chi cerca l'orrore televisivo puro.
Guardarla tutta d'un fiato, rigorosamente doppiata in italiano per amplificare la sensazione di scollamento dalla realtà.
FRIZZANTE - La serie offre un intrattenimento veloce ed energetico che non richiede sforzo cognitivo, portando lo spettatore a divorare gli episodi per curiosità verso il prossimo picco di trash assurdo.